TRAPANI – Un grande. Un grande furbastro, ma un grande. Il senatore Antonio D’Alì ha architettato e sta per portare a termine – a quanto dichiara – il classico “due piccioni con una fava”, solo che qui, essendo lui un grande, i piccioni catturati sono ben tre. Stagnone, Saline di Trapani e Paceco ed Egadi.
La remunerativa gestione dell’Autorità Marina Protetta (AMP) delle Isole Egadi sembrava sfuggita a seguito del risultato elettorale che aveva condotto Lucio Antinoro alla carica di sindaco di Favignana alla testa di una coalizione anti-D’Alì?
La Riserva delle Saline di Trapani e Paceco frapponeva – nella gestione WWF – ostacoli ad una “riperimetrazione” che si traduceva in una riduzione della Riserva e della pre-Riserva che doveva tutelare le specie volatili protette e bloccava gli amici che volevano più “spazi” per le proprie attività portuali?
La Riserva dello Stagnone, nella sua regolamentazione, ostacolava la realizzazione di un hotel sull’isola lunga?
Tutto a posto. Con un sol colpo di spugna, spariranno gli Enti gestori “nemici”, i confini “contestati”, i regolamenti “rigidi”. E quindi spariranno tutti i problemi per il senatore D’Alì ed i suoi “amici”.
Non che abbiamo nulla contro la realizzazione di un unico Parco (Isole Egadi e litorale trapanese). Comprendiamo i possibili risparmi economico-gestionali, comprendiamo l’opportunità di integrare fra loro le politiche di progettazione, valorizzazione e marketing delle tre aree protette, in quanto limitrofe.
Ma sappiamo bene che la politica, con la p minuscola, attuale usa i paroloni ma pensa più terra terra. Il problema è, in primis, chi debba valutare e scegliere i “progetti” che attirano tutti quei soldi che giungono dal “Pozzo di San Patrizio” del Ministero dell’Ambiente e che fanno gola ai consulenti “amici”. In questo contesto si legge la “guerra”, l’ostruzionismo, di Pecoraro Scanio avverso la nomina di Sergio Messineo (all’epoca in quota D’Alì) a direttore della Riserva (pare che – tramite il deputato Fundarò – era stato suggerito un altro nominativo che era diventato “verde” per l’occasione). In questo contesto ora, ritornato in mano alle Destre il Ministero dell’Ambiente, si tergiversa sulla nomina dell’avv. Lima, scelto da Antinoro e del centro-sinistra. Alla faccia dell’interesse pubblico e generale.
Su questo fronte si saprà molto di più il 6 ottobre, quando il tribunale dovrebbe decidere sul ricorso presentato da Sergio Messineo. Se vincerà il ricorso Messineo sarà il direttore della Riserva. Almeno fino a quando D’Alì (che non è più sponsor di Messineo) non la chiuderà per il nuuovo Ente.
Un Ente che, comunque vada, si spera sia guidato un comitato politico-scientifico che tenga conto sia di curriculum e sia delle volontà popolari (e quindi integri i sindaci di Favignana, Trapani e Marsala, assieme al Presidente della Provincia) e, ancora, abbia finalità di difendere l’ambiente e non di sfruttarlo. Ed a giudicare la gestione dello Stagnone da parte della Provincia c’è poco da stare allegri.
E su questa speranza, il senatore D’Alì ha aperto delle “crepe” sostenendo che il nuovo Parco dovrà vivere, soprattutto, con mezzi propri che non si capisce bene dove e come dovrà recuperare (biglietti d’ingresso, campi a pagamento, …?). In proposito il “senatur” ha fatto l’esempio del Parco delle Cinque Terre. Ma senza entrare in dettaglio …
Resta il fatto che di “riperimetrazioni”, regolamenti, organi di governo si parlerà a Roma (forse), senza pubblicità, partecipazione dei cittadini e lasciando, quindi, spazio a dubbi di clientelismo o peggio.
1 Commento/i
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Cari Amici, per completezza, permettetemi di aggiungere dell’altro.
Non credo che il Tribunale di Trapani il 6 ottobre possa decidere se Messineo sarà o meno il direttore dell’area marina protetta delle Egadi.
La causa infatti dovrebbe essere trattata dal Tribunale di Palermo, per ragioni di competenza che, a sua volta, potrebbe pure decidere su un difetto di giurisdizione a favore di un altro giudice; ma al di là di queste considerazioni procedurali, non può non rilevarsi, nel merito, che il ricorrente difficilmente potrà essere reintegrato in mansioni di lavoro che non ha mai svolto proprio perchè non gli sono mai state riconosciute dal Ministero. Nè il Comune di Favignana avrebbe potuto riconoscergli alcunchè, atteso che ciò sarebbe potuto avvenire soltanto dopo la conclusione del procedimento autorizzativo della nomina dello stesso (designato dal Sindaco pro tempore di Favignana), previsto dalla vigente normativa.
Il Messineo, in altre parole, avrebbe potuto firmare un contratto di lavoro solo dopo (e non prima) il parere del Ministero dell’Ambiente che, da quello che è dato rilevare, anche dai giornali , non risulta essere mai stato rilasciato.
Quanto alla questione della definizione del procedimento autorizzativo richiesto dal Sindaco Lucio Antinoro – la cui conclusione dovrebbe sbloccare i pochi fondi previsti sul bilancio dello Stato per l’ a.m.p. Isole Egadi e la nomina del responsabile della riserva marina – non credo che il ritardo, non giustificato, da parte del Ministero dell’Ambiente possa essere dovuto solo all’avvicendamento sinistra-destra e attribuito alle vicende strategiche del parco da voi puntualmente evidenziate che comunque il loro contributo all’attuale stallo della riserva lo hanno già dato pregiudicando l’interesse pubblico e generale.
La questione, a mio parere, merita una analisi più approfondita che non può prescindere dal ruolo che un importante uomo politico trapanese riveste all’interno del Ministero dell’Ambiente e dagli interessi personali di cui è portatore che evidentemente costringono il Ministro a tergiversare.
Da fonti ministeriali risulta che in commissione ambiente al senato molti provvedimenti sarebbero rallentati o non esitati “ad usum delfini” in attesa della definizione del “caso egadi” con grave pregiudizio per il funzionamento dello stesso Dicastero.
Altro che caso politico? Al buon interditore poche parole!