Nuovo capitolo nella interminabile vicenda della Riserva Marina delle isole Egadi, da anni allo sbando e senza un direttore. Un gruppo di residenti, commercianti del Comune di Favignana, oltre che alcuni professionisti, hanno presentato un esposto-denuncia contro il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo.
Nell’esposto denuncia gli egadini diffidano il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo a porre in essere gli atti necessari per consentire il regolare funzionamento dell’Area Marina Protetta, da anni senza una gestione e soprattutto una programmazione in grado di rilanciarne l’attività. Lo scorso febbraio il sindaco di Favignana Lucio Antinoro aveva individuato il direttore della riserva, nominando l’avvocato Giovanni Lima, che per otto anni era stato presidente della commissione riserva. Ma la designazione non ha mai ricevuto l’ok del Ministero, che di contro nei mesi scorsi aveva proposto di revocare la gestione della riserva al Comune di Favignana. Ipotesi che ha però trovato il fermo no del presidente della Regione Lombardo, chiamato a dare il proprio parere sulla proposta di revoca della gestione.
Insomma, lo scontro sulla Riserva non accenna a placarsi. Tutt’altro. Tutto questo nel clou della stagione estiva, con gli egadini che attendono risposte e le prospettive di sviluppo dell’arcipelago letteralmente al palo. La comunità isolana adesso è sul piede di guerra, arrivando a presentare un dettagliatissimo esposto, ampiamente documentato, per chiedere al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ad adempiere alla nomina del direttore. Ma a Roma si parla con sempre maggiore insistenza di un grande Parco Naturale che abbracci la zona delle riserve delle saline, l’area marina protette delle egadi, fino a Cofano.
(Mercoledì 22.07.2009)
di Mario Torrente
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LA SICILIA DI CATANIA edizione di Trapani 17.10.2009.
LA GESTIONE E IL FUTURO DELL’AREA MARINA PROTETTA DELLE EGADI: INTERVIENE IL MINISTRO PRESTIGIACOMO- UNA “MISSIONE” PER RIATTIVARLA, MA L’IMPORTANTE E CHE LA RISERVA FUNZIONI”.
Riceviamo e pubblichiamo una lettera del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. “In un articolo apparso domenica scorsa sulla riserva delle Egadi (“Riserva e parco,tutto da riscrivere” a pag.39)si afferma: “che l’idea dell’Area Marina Protetta fosse tramontata era stato chiaro dopo l’intervento del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che aveva deciso di affidare la gestione ad un direttore interno del ministero, l’avv.Luigi Pelaggi che dall’insediamento (ad agosto) ad oggi non si è mai fatto vedere nè ha ancora posto in essere alcun atto in favore della riserva”. Si tratta di una affermazione falsa, che contiene un gravissimo giudizio di inadempienza nei confronti del ministero ed è pesantemente lesiva della dignità e professionalità del dirigente.
La realtà,peraltro facilmente verificabile, è esattamente l’opposto. La riserva versava in condizioni di grave abbandono ed era ostaggio di una contesa politica locale che aveva finito per paralizzare l’operato. L’intervento del ministero si è reso necessario per ricondurre la riserva ai propri fini istituzionali e per proteggerla. Abbiamo così deciso di attivare una gestione “commissariale” di durata limitata, affidata ad un dirigente del ministero, proprio per riattivare interventi e meccanismi fondamentali per la vita della riserva (dalla riperimetrazione,al ripristino del sistema delle boe di segnalazione,alla elaborazione di un piano di gestione e regolamento)senza i quali viene meno l’esistenza stessa dell’area protetta. Se le acque delle Egadi sono terreno di conquista per la pesca abusiva, per la pesca a strascico,anche a causa di inadempienze e carenza di controlli, non si comprende in cosa consista la riserva che dovrebbe appunto proteggere l’ecosistema marino.
Questa missione che è stata affidata all’avv.Pelaggi che con ripetuti sopralluoghi a Favignana – dall’indomani della sua nomina fino ai giorni scorsi – ha riavviato l’attività della riserva ripristinando quelle condizioni minime ed essenziali cui facevo riferimento e avviando una stretta interlocuzione con le istituzioni locali,sindaco e giunta in primo luogo proprio con l’obbiettivo di ridare vita a una riserva che altri e non certo il ministero (che vi ha investito risorse e impegno) aveva avviato sul viale del tramonto. Questo rischio è stato evitato e si sta lavorando per rilanciare e valorizzare uno degli angoli di mare più suggestivi del mediterraneo. Questa attività del ministero nelle Egadi, che può non piacere a qualche spettatore interessato, ma non può essere ignorata nè smentita. Firmato STEFANIA PRESTIGIACOMO.
COMMENTO DEL GIORNALISTA:
L’intervento del ministro Stefania Prestigiacomo sulla riserva delle Egadi,benchè in replica ad un nostro articolo,non può che essere accolto con favore considerandolo il primo segnale di intressamento verso l’Area Marina Protetta dopo mesi e mesi di immobilismo nel corso dei quali aveva assunto una posizione attendista e dilatoria sulla nomina del direttore e quindi sul suo funzionamento.
L’intervento,in particolare,è volto a precisare il profiquo impegno svolto in questi mesi dall’avv.Luigi Pelaggi,in qualità di commissario o direttore dell’Area Marina Protetta; questo non è dato comprendere,atteso che la nomina del sindaco Antinoro riguardava la seconda funzione mentre nella lettera si parla di gestione commissariale (utilizzando intelocutorie virgolette). Che la riserva fosse immobile lo sapevamo tutti e che fosse in ostaggio di una contesa politica locale era arcinoto anche al Ministero che ora parla di proteggerla, di riattivare i meccanismi per il suo funzionamento e per la sua riperimetrazione ben sapendo che l’unico meccanismo posto in essere nel tempo era stato a fatica solo quello della sua protezione. E’ vero, inoltre, che è in atto un tentativo di trasformare la Riserva in Parco che quindi aprirebbe diversi e nuovi scenari sui quali il ministro non si esprime. Infine, ben venga l’impegno dell’avv.Pelaggi purchè non sia l’ennesima transitoria e improduttiva scappatoia.E’ questo che le isole Egadi attendono,fuori dalle polemiche e dall’immobilismo in cui solo la politica le ha tenute inesorabilmente imbrigliate. F.to Mariza D’anna
LA SICILIA 31.12.2009
COMPORTAMENTO GRAVEMENTE OMISSIVO DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DEL SINDACO DI FAVIGNANA
Mentre l’Area marina protetta tenta di decollare (è di ieri la notizia dell’approvazione del regolamento da parte del Consiglio comunale di Favignana), l’avvocato palermitano Giovanni Lima, che per diversi mesi, prima dell’avv. Luigi Pelaggi, ha lavorato per la la Riserva senza mai ottenere la ratifica della nomina, ha deciso di agire in giudizio davanti al giudice del lavoro per ottenere un cospicuo risarcimento del danno che gli sarebbe stato causato dal sindaco Antinoro e dal ministro dell’Ambiente Prestigiacomo.
Nel ricorso sottolinea «che indubbiamente illegittima e omissiva è la condotta delle due amministrazioni sotto il profilo della scarsa trasparenza e dell’incapacità di risolvere la situazione in tempi brevi, nonostante il parere favorevole espresso dal Presidente della Regione Siciliana».
Lombardo infatti aveva manifestato un opposta volontà rispetto a quella del ministro in merito alla nomina, risolta poi a favore del primo. Secondo l’avv. Lima tali comportamenti «hanno pregiudicato attività e gli sforzi organizzativi dell’Ente Gestore che, prima dell’inizio della stagione estiva 2009, avrebbe dovuto adottare ulteriori importanti interventi ed attivare i servizi ritenuti essenziali, anche dalle direttive della direzione generale del Ministero, a favore dei turisti e del diportismo nautico». Nel ricorso si parla anche di «comportamento contraddittorio, gravemente colposo del ministro» che avrebbe prima «omesso illegittimamente di rendere un atto del suo ufficio». Poi, Il ministero aveva attivato un procedimento di revoca della gestione, considerato «strumentale ed infondato» ed infine di fronte al diniego del Presidente
Lombardo avrebbe imposto «contraddittoriamente, al sindaco Antinoro la nomina di un suo stretto collaboratore».
«Il ministero afferma l’avv. Lima, aveva il dovere di far funzionare la Riserva e da agosto ad oggi non ha fatto nulla. Il regolamento era stato già predisposto da me e dal mio staff. Hanno trovato il modo per perdere ancora tempo».
Il regolamento apre maggiormente le porte della Riserva ai pescatori trapanesi. «Un posizione contestabile, sottolinea l’avv. Lima , che stride con lo spirito di una Riserva ; perchè tutelare i pescatori? Quelli di Marettimo saranno penalizzati, avevano trovato il modo di riconvertisi in operatori turistici e lo hanno fatto, quelli di Trapani non c’entrano nulla. È stato un grave errore allargare le maglie della pesca solo per favorire una lobby elettorale». Precisa che non chiede di essere reintegrato ma che il danno
che ha subito nei mesi in cui, con il suo staff, ha lavorato per l’Ente gestore è consistente. Interviene anche sull’istituendo Parco del litorale trapanese e delle Egadi: «Credo che realtà e comunità così diverse non possano essere unite sotto gli stessi vincoli, è solo una questione di fondi e di gestione degli stessi che faranno comodo alla politica trapanese».
m. d.
Gli operatori del mare delle Egadi, pescatori, noleggiatori di natanti da diporto, ed altresì, non dobbiamo dimenticarcene, i diportisi, amano e rispettamo il loro mare.
Questi credono in un’A.M.P. con regole che tuteli e non con regole a maglie larghe, preciso che permettono ad esterni (operatori che non risiedono e vivono all’interno dell’A.M.P.) di arraffare e depredare.
Loro credono in un’ A.M.P. che dia a loro e ai figli sostentamento, orgoglio e benessere economico e sperano che i preposti capiscano che solo chi vive all’interno dell’A.M.P. ama, vive e tutela questa.
L’A.M.P. non deve essere uno strumento per scopi elettorali.
P.C.
Caro Pietro L’AMP è un grosso tranello in cui tutti gli egadini stanno cadendo, non fatevi illusioni di sviluppo, perchè gli unici grossi sviluppi si avranno solo nelle tasche di pochi eletti la maggior parte dei cittadini soccomberà perchè l’economia che stà affondando insieme a voi.
Egadini siate lungimiranti non credete alle favole di un sindachesso egoista credete piùttosto al vostro cuore e al senso di libertà che avete sempre avuto.
Pietro sei uno dei pochi accecati dal bagliore di questa inutile e dannosa AMP.
INDAGATO L’ AVV. LUIGI PELAGGI EX DIRETTORE DELLA RISERVA DELLE EGADI
Truffa aggravata alla Sisas di Pioltello. Gli scarti tossici venivano declassati
da ilfattoquotidiano.it
Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale
La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.
Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, la Daneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.
Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.
Il Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).
La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.
Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino, Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.
Anche Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campana Edmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.
di Manuele Bonaccorsi e Nello Trocchia
.Questo articolo é stato pubblicato 23 settembre 2011, 23:29 ed é archiviato sotto Rassegna stampa. Resta aggiornato attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento oppure inviare un trackback dal tuo sito.
RISERVA EGADI: CONDANNATO IL COMUNE DI FAVIGNANA,
Il Sindaco Antinoro violò l’art. 1337 c.c. mantenendo un comportamento scorretto ed in mala fede. Il Tribunale di Trapani, con sentenza del 30 settembre 2011, ha condannato il Comune di Favignana, in solido con il Ministero dell’Ambiente al risarcimento dei danni in favore dell’avv. Giovanni Lima, designato nel 2009 responsabile della gestione dell’area marina protetta. Il Giudice, nel dichiarare artificioso ed ingiustificato il comportamento tenuto dal Sindaco nei confronti del Lima, ha censurato la condotta di Lucio Antinoro che integrò l’illecito di cui all’art. 1337 c.c. quando senza esplicitare alcuna ragione nominò al posto di Lima l’avv. Luigi Pelaggi, su “pressioni” del Ministro dell’Ambiente.