l’ assessore ai Lavori Pubblici Nicola Torrente si dimette.
Nella lettera di dimissioni irrevocabili inviata al sindaco Torrente ha motivato questa decisione parlando di fattori che gli hanno impedito “di operare con serenità e nell’interesse esclusivo della comunità egadina”.
Prenderà il posto di Torrente l’architetto Monica Modica. Lavori pubblici, all’Urbanistica, ai Servizi cimiteriali e alle Pari opportunità.
Il neo assessore, libero professionista, si è laureata all’Università di
Palermo eseguendo poi il dottorato all’Ateneo di Genova. Ha, quindi, insegnato
Rilievo archeologico all’Università di Palermo – di dove è originaria – al
Corso di Beni Etnoantropologici, ma anche ad Agrigento, al Corso di Beni
Archivistici e librari.
“Lo spirito dell’amministrazione è assolutamente orientato verso la
continuità degli impegni assunti con gli elettori – dice il sindaco Lucio Antinoro.
6 commenti
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ma chi gli ha impedito di lavorare?
prima hanno tenuto un assessore “fantoccio ” per tenergli il posto occupato per più di un anno e ora sostiene che non lo fanno lavorare . in tutti sti mesi che è assessore che ha concluso cosa ha fatto o provato a fare per migliorare la situazione egadina. da cio che vedo in giro nulla non ha apportato nessuna miglioria.
ma che fine ha fatto il piano regolatore, l’ assessore se ne è mai interessato, una cosa doveva fare per le egadi approvare il piano regolatore. ma forse non sapeva che se ne doveva occupare lui,
nell’ultimo consiglio comunale il consigliere Sardella sosteneva che l’amministrazione non ha saputo gestire la strade dell’ isola e i luoghi pubblici, ed in consiglio ha fatto un elenco di luoghi è problemi, ma come può dire ciò quando L’assessore all’ urbanistica e lavori pubblici è sempre appartenuto al suo gruppo politico. Prima Silanos e poi Torrente, quindi ha ammasso la loro incompetenza nel gestire la cosa pubblica, ma la cosa più assurda e che i consiglieri dell’MPA solidarizzino con torrente ansi che ammettere che in questo periodo non abbia concluso nulla per gli Egadini
SINDACO ANTINORO VIOLO’ ART.1337 CC -COMPORTAMENTO SCORRETTO ED IN MALA FEDE : CONDANNATO IL COMUNE DI FAVIGNANA
Il Tribunale di Trapani, con sentenza del 30 settembre 2011, ha condannato il Comune di Favignana, in solido con il Ministero dell’Ambiente al risarcimento dei danni in favore dell’avv. Giovanni Lima, designato nel 2009 responsabile della gestione dell’area marina protetta. Il Giudice, nel dichiarare artificioso ed ingiustificato il comportamento tenuto dal Sindaco nei confronti del Lima, ha censurato la condotta di Lucio Antinoro che integrò l’illecito di cui all’art. 1337 c.c. quando senza esplicitare alcuna ragione nominò al posto di Lima l’avv. Luigi Pelaggi, su “pressioni” del Ministro dell’Ambiente.
IL SINDACO ANTINORO VIOLO’ L’ART.1337 CC MANTENENDO UN COMPORTAMENTO SCORRETTO ED IN MALA FEDE : CONDANNATO IL COMUNE DI FAVIGNANA
Il Tribunale di Trapani, con sentenza del 30 settembre 2011, ha condannato il Comune di Favignana, in solido con il Ministero dell’Ambiente al risarcimento dei danni in favore dell’avv. Giovanni Lima, designato nel 2009 responsabile della gestione dell’area marina protetta. Il Giudice, nel dichiarare artificioso ed ingiustificato il comportamento tenuto dal Sindaco nei confronti del Lima, ha censurato la condotta di Lucio Antinoro che integrò l’illecito di cui all’art. 1337 c.c. quando senza esplicitare alcuna ragione nominò al posto di Lima l’avv. Luigi Pelaggi, su “pressioni” del Ministro dell’Ambiente.
INDAGATO L’AVV. LUIGI PELAGGI EX DIRETTORE DELLA RISERVA DELLE EGADI NOMINATO DAL SINDACO ANTINORO SU PRESSIONI DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE
Truffa aggravata alla Sisas di Pioltello. Gli scarti tossici venivano declassati
da ilfattoquotidiano.it
Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale
La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.
Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, la Daneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.
Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.
Il Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).
La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.
Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino, Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.
Anche Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campana Edmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.
di Manuele Bonaccorsi e Nello Trocchia
.Questo articolo é stato pubblicato 23 settembre 2011, 23:29 ed é archiviato sotto Rassegna stampa. Resta aggiornato attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento oppure inviare un trackback dal tuo sito.